Per comprendere come un “tempio monumentale” possa esser testimone di secoli e secoli di storia del territorio che lo circonda, bisogna recarsi almeno una volta nella vita all’Abbazia di Sant’Antimo, gioiello del Romanico in Toscana, di ispirazione francese e lombarda, immerso tra i vigneti del Brunello di Montalcino. Una delle sue caratteristiche è l’esser costruita con una pietra travertinosa con venature di alabastro delle vicine cave di Castelnuovo dell’Abate, capace di riflettere da sempre luci e colori della campagna circostante. Un pellegrinaggio religioso, mistico e culturale, come lo era nel Medioevo quello dei pellegrini che dall’Europa Occidentale ed in particolare dalla Francia, percorrevano la Via Francigena, forse sorprendendosi di fronte alla sua elegante bellezza, allora come oggi, quando improvvisamente e maestosamente l’abbazia appare tra i filari di Sangiovese. Tanto da domandarsi se questa sia la Toscana o un angolo di Bordeaux o Borgogna. Ma del resto, i legami con la Francia sono all’origine della sua leggenda, secondo la quale fu fondata nel 781 da Carlo Magno che, di ritorno da Roma, per porre fine alla pestilenza che decimava il suo esercito in Val d’Orcia, fece voto di costruire un’abbazia con le reliquie dei Santi Antimo e Sebastiano ricevute in dono dal Papa. Se è ancora possibile ammirare i resti dell’architettura carolingia, la prima menzione dell’abbazia è un privilegio dell’814 di Ludovico il Pio che fece degli abati, col titolo di Conti del Sacro Romano Impero, dei potenti feudatari, con possedimenti non solo a Siena, ma fino in Maremma, Firenze, Pistoia e non solo. L’attuale chiesa risale al 1118 circa, come attesta un’iscrizione sull’altare maggiore. Entrato in contrasto con Siena, il monastero benedettino cominciò a decadere, fino alla soppressione nel 1462 da parte di Papa Pio II Piccolomini, e l’ingresso nella nuova Diocesi di Montalcino e Pienza. E forse non è un caso se, dopo varie vicissitudini, a farlo rinascere alla fine degli anni Settanta del Novecento, sarà una comunità di Premostatensi francesi.