Il Brunello è frutto di un’invenzione. E di un’intuizione, che, alla fine dell’Ottocento, nasce in un “humus” culturale eccezionale per quei tempi in un territorio così piccolo creato da una borghesia illuminata che, dialogando con i grandi scienziati e letterati dell’epoca e controcorrente al resto d’Italia, decise di puntare tutto su un unico vitigno, burbero e difficile, ma che a Montalcino dimostrava di dare il meglio di sé. La scintilla si accese nella Tenuta Greppo, dove l’inventore del Brunello, il “garibaldino” Ferruccio Biondi Santi,selezionò il Sangiovese Grosso vinificandolo in purezza. È dopo tutto questo che, all’indomani del riconoscimento della Doc, tra le prime d’Italia, nel 1967 nasce il Consorzio, ma a quei tempi sono ancora pochi gli agricoltori consapevoli di tante potenzialità, e tra questi si ricorda Primo Pacenti. È a metà anni Settanta che Montalcino diventa un vero distretto, grazie alla nascita di Castello Banfi, definito come “il più grande progetto mai realizzato nella produzione di vini di qualità in Italia” da parte della famiglia italo-americana Mariani con l’enologo-manager Ezio Rivella. Si innescano così importanti investimenti, dal vigneto alle cantine, dal marketing alla comunicazione, che innalzano l’immagine del territorio e fanno conoscere il Brunello nel mondo, ad opera delle storiche famiglie locali, delle più importanti aziende del vino italiano che hanno vigneti anche a Montalcino, ma anche di imprenditori e personaggi famosi che l’hanno scelta per produrre vino. Da allora, il Brunello ha raggiunto i vertici nei giudizi della più influente critica mondiale, da “The Wine Advocate” a James Suckling, da “Wine Enthusiast” a “Wine Spectator” e “Vinous” di Antonio Galloni, ed etichette come Biondi Santi e Case Basse sono richiestissime dai collezionisti nelle grandi aste internazionali. Fino ad 1 milione di euro ad ettaro per i suoi vigneti, un business di 180 milioni di euro, per una produzione di 14 milioni di bottiglie, di cui 9 di Brunello e 4,6 di Rosso, il 70% destinato all’export, sono oggi i numeri del distretto.